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Via Padova in bicicletta: “E' più sicura una via frequentata, che una deserta”

Via Padova in bicicletta, da piazzale Loreto a Crescenzago, fermandosi ai negozi e a conversare con gli stranieri che ci abitano. Ecco come viene dipinta la via multietnica, ad una settimana dall'entrata in vigore delle ordinanze coprifuoco

È il primo fine settimana, quello appena trascorso in Via Padova, dall’entrata in vigore dell’ordinanza che anticipa l’orario di chiusura di centri massaggi, phone center, bar e ristoranti: nelle intenzioni del Sindaco Letizia Moratti e del Vicesindaco Riccardo De Corato quella di riportare la calma e la normalità nella zona, abitata da un alto numero di stranieri e teatro, una quarantina di giorni fa, degli scontri seguiti all’uccisione di un ragazzo egiziano in una rissa.

Venerdì, secondo giorno dall’entrata in vigore dell’ordinanza che rimarrà attiva fino al trenta luglio, percorriamo Via Padova in bicicletta: non sono ancora le ventidue e i phone center sono ancora aperti, per loro il divieto scatta alle dieci, mentre per i bar a mezzanotte. La via è tranquilla, l’atmosfera man mano che ci si allontana dal traffico di Piazzale Loreto è sempre più quella di un paese: Via Padova è lunga circa quattro chilometri e percorrendola si arriva a Crescenzago, piccolo centro ora inglobato da Milano che conserva però ancora intatto un sapore diverso da quello della città.
  Via Padova è tranquilla, man mano che ci si allontana dal centro  

Una periferia che non è poi così disumana come altre periferie delle grandi metropoli, ma la Via Padova degli scontri è più indietro, tornando verso la città, oltre il ponte della ferrovia verso Loreto, davanti al Parco Trotter, famoso per ospitare una scuola. Eppure anche lì, come percorrendo tutto il tratto che porta verso Crescenzago, l’atmosfera non riesce ad essere inquietante, non c’è niente che susciti l’idea di pericolo o di illegalità: ci sono famiglie che passeggiano in una tranquilla serata di primavera, italiani e insieme molti stranieri, di nazionalità nella zona se ne contano più o meno cinquanta.

Arrivati verso la fine di Via Padova incrociamo il naviglio Martesana, che viene da Via Gioia, in Piazza Costantino a Crescenzago. Qui c’è la sede locale di Legambiente e quella dell’Anpi, al cui interno alcuni membri dell’Orchestra di via Padova stanno provando dei pezzi per il prossimo disco. Stasera stanno provando i percussionisti: Yamil Castillo Otero, che è di Cuba, suona le Congas e le percussioni cubane, e Abduollya Traorè, del Burkina Faso, suona Djambè, Kora, Balafon e percussioni africane. Provano insieme ad Andrea Migliarini, batteria, e al direttore Massimo Latronico, chitarra. “Via Padova è musica” ci dice il direttore dell’orchestra nata nel 2006 “nella nostra orchestra ci sono 15 elementi di tutte le nazionalità, tutti musicisti professionisti, diplomati nei rispettivi Paesi, e che già facevano i musicisti prima di venire in Italia”.
  Adesso ci fermano anche senza un motivo, quando camminiamo da soli per strada  

Alcuni erano qui per lavoro, altri sono stati chiamati da Massimo quando, con il suo progetto artistico, fonda l’orchestra multietnica di Via Padova che parte con un finanziamento dalla Provincia di Milano: 4mila euro per mettere su un repertorio di circa 13 brani che servono per il primo disco (ora il repertorio è arrivato a quota venti). I fondi finiscono però si e no un anno dopo, tra marzo e aprile del 2007 ma a quel punto l’orchestra ce la fa da sola con i concerti e le vendite del primo cd.



“È più sicura una via frequentata piuttosto che deserta” continua Massimo che vive a Via Padova con la sua famiglia “se le persone si conoscono, si salutano tra loro, se condividono una socialità. Via Padova è così. Gli episodi di criminalità ci sono, ma restano isolati, è come nelle altre zone di Milano, non si può pensare che altrove non ci siano o che gli stranieri siano tutti criminali. Con questa ordinanza si vuole che tutti rimangano chiusi in casa oltre un certo orario, ma così si rischia di azzerare le occasioni di integrazione, di isolare ulteriormente le persone. Si vuole sedare la città”.

“Helen, ragazza estone che nell’orchestra suona sax e cornamusa, dice che ora Tallinn è più viva di Milano” ci racconta ancora Massimo.
Poco prima della mezzanotte, ritornando verso Piazzale Loreto, arriviamo al bar La Ligera, famoso per aver guidato una simbolica protesta di disobbedienza civile nel giorno in cui è entrata in vigore l’ordinanza, rimanendo aperto e servendo un cocktail, il “Moratti Decorato”, a base di camomilla e valeriana.
  Abbiamo servito il cocktail di camomilla e valeriana, in pigiama  

“Abbiamo servito questo cocktail di nostra invenzione in pigiama” dice Riccardo Bernini uno dei due soci del Ligera “e abbiamo invitato i clienti ad andare a dormire, ma molti lo hanno trovato indigesto”. Oggi l’enoteca chiude in orario e Riccardo ci confida che la sera prima tra i diciotto verbali effettuati dalla Polizia locale c’è anche il loro, una multa non ancora notificata che si aggira tra i tre e i quattrocento euro.
“Volevamo rappresentare una reazione della società civile per ribadire che Via Padova non è un ghetto e che il sindaco ci vuole addormentare tutti”.

“Il Ligera è un locale modello nella zona, sempre pieno di gente, mai problemi” dice Marco che è tra i clienti che lasciano il locale per la chiusura “semmai questo è un esempio di riqualificazione del quartiere e io a passare di qua mi sento più tranquillo se i locali sono aperti con la gente all’interno che con la bella stagione si riversa anche sul marciapiede, piuttosto che con la strada deserta”.
Il giorno dopo ripercorriamo tutto il naviglio Martesana, costeggiato per intero da una pista ciclabile tra le più belle di Milano. Lungo il tragitto si apre un parco, spazi verdi e molte panchine sulle quali siedono anziani. È un sabato pomeriggio di primavera e ci sono molte famiglie che passeggiano, i bambini in bicicletta, e insieme molti stranieri.

Su una panchina tre egiziani conversano tra di loro, “lavorando dal lunedì fino al sabato in un’impresa edile è naturale che l’unico momento per un po’ di svago sia il fine settimana” ci dice uno di loro al quale chiediamo cosa ne pensa delle nuove regole in vigore nella zona “ora però da quando sono successi i fatti di febbraio il clima è cambiato, la presenza della polizia, tra forze dell’ordine e polizia locale, è massiccia e soprattutto ci fermano senza motivo”.

“A Via Padova sono stato fermato più volte il venerdì sera passeggiando per strada” continua “ma anche un giorno in cui non sono potuto andare al lavoro perché pioveva e il cantiere non era praticabile; così molti stranieri ora preferiscono evitare Via Padova e andare altrove a passeggiare quando non lavorano, nel fine settimana ad esempio, per evitare di essere fermati in continuazione”.

  Si sente parlare italiano, ma tante altre lingue  
Torniamo indietro e ripercorriamo tutta Via Padova fino a Piazzale Loreto, nel tardo pomeriggio del sabato è un brulicare di attività commerciali e rivendite di kebab, oltre a pasticcerie, compresa una pasticceria napoletana proprio all’altezza del parco Trotter.
All’interno del parco molti portano a spasso il cane, si sente parlare italiano e diverse altre lingue, ci sono sudamericani e un gruppo di una decina di ragazzi, che sembrano parlare arabo, gioca una partita di pallone.


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